lunedì 29 settembre 2008

" AD UNA CARA AMICA "


Oggi, Maria Rosa, mi ha voluto dare un altro premio:lo ha motivato con parole che mi hanno lusingato e la ringrazio di vero cuore: questo premio mi arriva in un momento in cui provo una grande tristezza al pensiero di Maddy che sta lottando contro un brutto male. E' da ieri che ho trovato questa notizia facendo il solito giro tra i blog amici. C'è stato così, una sorta di passaparola affinché tutti preghiamo per lei e le inviamo dei messaggi di solidarietà e di conforto per incoraggiarla in questo momento terribile.
Io voglio dedicare a Maddy questo premio, con la speranza che presto la sua vita sia cosparsa di polvere d'oro e che questi tristi giorni diventino presto solo un brutto ricordo.
Chiedo a tutti gli amici che passeranno di qui, se ancora non lo hanno fatto (anche perché alcuni non ne erano a conoscenza), di andare sul blog di Maddy per lasciare un loro segno di affetto; l'amica di Maddy, Gabry, provvederà a stampare tutti i nostri messaggi per portarglieli : l'indirizzo è
http://vivereperraccontarla.myblog.it/

Intanto penso sia molto importante esserle vicini con le nostre preghiere: spero che presto le giunga vicino l'Angelo della guarigione, che la sorvegli e la conduca di nuovo tra i suoi cari, a vivere la sua vita per raccontarla, come indica il titolo del suo blog.
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lunedì 22 settembre 2008

PITTI: una storia di tanti anni fa.

Ero molto piccolina, di sicuro ancora non andavo a scuola, ma il ricordo è in me molto vivo del giorno in cui giunse, nella nostra casa, un piccolo passerottino: mio padre lo aveva trovato ai piedi di un ciliegio... aveva sentito un fievole pigolio e, avvicinandosi, aveva visto un nido semidistrutto con due uccellini morti e uno, miracolosamente vivo... così lo portò a casa: ricordo che mi venne vicino mostrandomi le sue mani unite in modo da tenere dentro qualcosa: quando le aprì e vidi quella piccola creatura fu per me una gioia immensa!
Le cure amorose dei miei genitori lo aiutarono a sopravvivere e a crescere: lo chiamammo Pitti....ricordo che saltellava per casa; mio padre lo aveva abituato a prendere delle briciole di pane dalla sua bocca: gli volava sulla spalla e con il capino rivolto verso le labbra del mio babbo "ghermiva" la sua "preda" e volava via ... era buffissimo.
Aveva la sua gabbietta ma spesso lo lasciavamo libero: un giorno, era settembre , trovando la finestra di cucina socchiusa riuscì a fuggire..... quanto piansi, ero disperata e immaginavo le cose più atroci per lui.

Continuavo a lasciare il suo piattino sul davanzale, nella speranza che tornasse....lo chiamavo ma non accadeva niente.
Finché una mattina la mia mamma mi svegliò dicendomi che in cucina c'era una sorpresa!
Pitti era tornato! era proprio lui, lo avrei riconosciuto tra mille e anche lui dava segno di riconoscermi ; quando mio padre tornò a casa, gli volò sulla spalla e sembrava aspettare la briciola dalla sua bocca...

E così Pitti rimase con noi per sempre, nella sua gabbietta: cinguettando felice da mattina a sera, spesso anche rispondendo ai cinguettii che venivano dall'orto sottostante.
Forse,nel suo piccolo cuore, sentiva il desiderio di un maggior spazio ma, fuori, non avrebbe potuto vivere per molto tempo: in effetti aveva bisogno di noi ! Probabilmente quella sua caduta dall'albero gli aveva causato sofferenze
che nel tempo si manifestarono nelle sue "unghie" che crescevano a dismisura e nel suo becco che si incurvava nella parte superiore : se non pensava mio padre a tagliargli le unghiette regolarmente, rimaneva intrappolato nelle stecche della gabbia e anche il becco doveva scorciarglielo spesso altrimenti, quell'incurvamento gli rendeva difficile mangiare la scagliola o altro.
Quindi invecchiò nella nostra casa, fece parte della nostra vita: per me che rimasi figlia unica fino a dieci anni, fu anche compagno di giochi .
Nella sua gabbia non fu solo: mi regalarono un canarino, Pipì, che visse con lui .
Insieme cinguettavano che era un piacere: se ripenso a quel tempo mi sembra ancora di sentire le loro melodie....
Pitti morì di vecchiaia: aveva più di 12 anni quando ci lasciò. Mio padre gli preparò una cassettina e lo seppellimmo nel giardino della nostra casa di campagna: e là lo raggiunse qualche anno dopo il suo compagno, Pipì.

Ora mi piace immaginare che insieme, ad ogni primavera, si risveglino e si uniscano ai numerosi uccellini che passano nel nostro giardino, per cinguettare e volare felici con loro.
Quando Pittì fuggì mio padre, pensando che non sarebbe più tornato,
compose una dolcissima poesia :"ADDIO PITTI"

Addio,
passerottino casalingo
che implume raccogliemmo
ai piedi d'un ciliegio
in alto maggio.
Stavi tra noi felice
volando dalla sala alla cucina,
ma al cinguettio festoso
che giù dall'orto
a te saliva
come allettante invito
"no" non potevi dire
e sei fuggito...
Dalla finestra
invano
la mia piccina ha pianto
e t'ha chiamato.
Sul davanzale ha posto il tuo piattino,
e a notte, ancor,
dal bianco suo lettino
ha rinnovato il mesto suo richiamo.
Addio, povero Pitti...
penso alla pioggia che cadrà tra breve,
allora piangerò
com'ora..... piango.
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Mi è difficile leggere questa poesia senza provare un' intensa commozione: del resto rappresenta una parte della mia vita che non potrò scordare mai.

venerdì 19 settembre 2008

Quando la tristezza ......


Una volta ho detto che chi è capace di trovare la felicità nelle piccole cose è anche capace di tristezze immense : oggi è bastata la pioggia di questa mattina, il cielo bigio, l'aria che si è dimenticata del calore di qualche giorno fa, il buio che arriva prima e mi sono sentita piombare nella tristezza.... l'autunno mi dà tanta tristezza: le sue giornate più brevi mi fanno provare la sensazione di vivere un po' meno, e il pensiero che tra poco farà freddo mi aiuta ad esasperare questo mio senso di disagio.
Vorrei riuscire a non essere triste ma non è così facile...... ho trovato una poesia che scrissi quando avevo 18 anni! anche allora, per motivi diversi, talvolta la tristezza mi assaliva e spesso mi induceva al pianto: ora ci sono quarant'anni di più, ma la sento ancora adatta ad esprimere questo che è pur sempre un sentimento.


Tristezza

Tristezza.....spesso provata,
senza un perché...
Misterioso languore
che ti penetra il cuore...
dolce musica di un organo
che al pianto ti invita....
monotona sensazione,
indefinito silenzio....
desiderio di ciò che non si può avere,
indefinita ricerca di felicità...
un lamento taciuto,
un sorriso negato....
è un niente di nebbia vestito....



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martedì 16 settembre 2008

PREGHIERA DI MAMMA



"A mani giunte"
Nella quiete della sera,
prima di abbandonarsi al riposo,
le mani giunte,
porge il suo volto al Cielo.

Gli occhi, dalla Speranza illuminati,
si colmano di lacrime...

il suo pensiero vaga lontano,
a giorni, anni passati,
a lieti momenti di vita familiare
che più non tornano...

poi, il cuore gonfio di nostalgia,
volge a Dio la sua preghiera:

"E' stato breve il tempo in cui
da sola, proteggevo i figli miei
ed ora, che questa grazia m'è negata,
a mani giunte, Signore, io ti prego:
lascia sempre un Angelo al loro fianco.
Solo così sarà come se ancora
io fossi a lor vicina, sempre attenta...
fa che mille e mille sguardi di stelle
veglino teneri sul loro cammino,
e che mai debbano pianger per dolore...
in una sola di quelle lacrime
potrei annegare."


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07 settembre 2008

venerdì 5 settembre 2008

4 settembre del 1983....


....il giorno del mio compleanno, venticinque anni fa:una vita! Saverio ed io, eravamo a Venezia; avevamo voluto concederci una piccola vacanza: fu uno splendido compleanno,
diverso da tutti gli altri, nella magica atmosfera che quella città sa dare.
Fu una splendida giornata di sole: noi passeggiammo per le calli e ci sembrava di essere come distaccati dal mondo: il tempo là sembrava trascorrere più lentamente e questo ci stupiva.
Il momento più emozionante di tutta la giornata fu la sera: tornammo a Piazza San Marco e, proprio mentre vi entravamo, le note di MEMORY con la voce sublime di Barbra Streysand mi fecero venire un nodo alla gola: le lacrime mi salirono agli occhi che erano annegati nell'aria rosata di quello stupendo scenario: la piazza era stracolma di luci , bellissima, particolare, unica. Mentre eravamo seduti al Cafè Florian, da una giovane fioraia Saverio prese una rosa per offrirmela: e tutto divenne ancora più romantico.....









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Non dimenticherò mai quel compleanno,
come mai dimenticherò Venezia: rimarrà per sempre nel mio cuore.
Venirne via ci lasciò una certa tristezza,la sola cosa che ci rendeva felici, in quel momento, era che stavamo tornando dai nostri bimbi : erano solamente cinque giorni che li avevamo lasciati in campagna con la nonna, ma ci sembrava un secolo.
Dedico a Venezia queste due poesie che scrissi allora, ispirata da quella sensazione speciale che mi penetrava in ogni attimo di quel breve soggiorno di sogno.





SAN MARCO

Ali assopite
tra sguardi vuoti di pietra,
nella luce rosata della tepida sera;
intorno musica dolce di violini,
lenti rintocchi di tempo che scorre,
magia di suoni ci ammalia,
c'incanta...
l'atmosfera, d'impalpabili visioni,
ci avvolge in un abbraccio senza fine.



NOI DUE A VENEZIA

Lo sciacquio lento,
di notti orfane di luna,
si sposava lieve a note di antiche serenate.
Dolce era trasportare i nostri corpi,
abbracciati,
rapiti dall'incanto della sera.
Nel cuore
tacite promesse...
poter fermare lo scorrere di quel tempo,
e vivere in eterno,
in un mondo nuovo ai nostri occhi,
per tutto scordare nell'amore.

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martedì 2 settembre 2008

"FORSE PERCHE' NEL CUORE"


Forse perché nel cuore talvolta
una sorda malinconia s'insinua:
penetra lieve, silente,
ma fa male...

Forse perché lo scorrere del tempo,
allungando il mio passato,
ancora una ruga mi regala
e altra neve getta tra i miei capelli....

Forse perché nella memoria
riaffora il ricordo di tènere manine,
carezzevoli, amorose..
di piccoli grandi cuori
palpitanti di un amore speciale...

Forse perché nel cuore più spesso
c'è un dolore nuovo
o una nuova gioia...

così, improvvisamente, piove sul mio viso:
ed è una pioggia leggera, che sa di sale....
... io piango.... e non so perché....

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