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sabato 13 dicembre 2008

NAPOLEONE

Credo sia accaduto l'altra settimana, quando ero a Castel del Monte e mi si è avvicinato quel cagnolone bianco!
Mi sono ricordata di lui: Napoleone.
Quando ero piccola c'è stato un tempo in cui volevo con tutta l'anima avere tutto per me un cane; spesso ripetevo :" Ma perché non posso avere un cagnolino?" e il mio babbo rispondeva"Chiedilo a mamma..." e la mamma, immancabilmente mi ripeteva che in casa un cane sarebbe stato sacrificato ed inoltre, lei che ne aveva posseduto uno e che aveva tanto sofferto quando glielo avevano avvelenato, non voleva che anch'io soffrissi....

Ma io queste cose non le capivo, ed ogni volta che vedevo un cane spasimavo dalla voglia di accarezzarlo sperando che così mi avrebbe seguito a casa.

Un giorno mio padre, tornando a casa per l'ora di pranzo, portò un fagottino... me lo mostrò: si muoveva!
Cominciai a fantasticare su cosa poteva esserci dentro e il cuore mi batteva forte, forte per l'eccitazione: poi sbucò fuori un musino, e le za
mpine, ed infine, tutto: un cagnolino!
Com'era dolce, tutto bianco, tenero e morbidissimo:fu amore a prima vista; lo presi tra le braccia e la mia felicità era al colmo .
Notai che mamma non era del tutto contenta e guardava babbo con un certo disappunto: quando io chiesi se era mio, mi dissero che potevo tenerlo solo per quel pomerig
gio!... era di un amico del babbo che glielo aveva affidato per un poco... non volevo crederci e, illudendomi che mi avessero detto una bugia, mi misi a giocare con Napoleone: questo era il suo nome.
A me non piaceva del tutto chiamarlo così, ma non importava: la cosa più importante che avevo finalmente un cagnolino tutto mio con cui giocare allegramente.
Fu un pomeriggio da favola:correvamo da una stanza all'altra,nella terrazza e poi le foto.... e alla fine ...solo le foto mi sono rimaste.
Quando la sera babbo mi disse che doveva portarlo via, cominciai a piangere disperata. Non riuscivo ad accettare di lasciare andare quello che era stato un meraviglioso compagno di giochi: pensavo che anche lui sarebbe stato malissimo senza di me, perché per tutto il pomeriggio non aveva fatto altro che leccarmi e corrermi sempre dietro, trotterellante, come se ci conoscessimo da sempre.
Ero così addolorata.... poi, mio padre mi parlò: con dolcezza e tanta calma, mi disse che il suo amico aveva preso Napoleone per la sua bimba, che era malata e che aveva tanto bisogno di una compagnia..... bastarono quelle poche parole a far cessare le mie lacrime: con lo slancio dell'innocenza capii che dovevo sacrificarmi e lasciare andare Napoleone.
Lo abbracciai ancora una volta , lo baciai e, con il cuore gonfio di dolore mi separai da lui.

Non ho mai saputo se la storia che mi raccontò mio padre fosse stata vera; con il tempo, se avessi insistito, forse la verità sarebbe venuta fuori ma , ho preferito lasciare la cosa nel dubbio: in fondo al mio cuore però, ho sempre pensato che mio padre lo avesse portato a casa sperando che la mia mamma si sarebbe lasciata convincere a farmelo tenere, ma poi, vedendo la sua irremovibilità, trovò un modo quasi indolore per riportarlo a chi glielo aveva offerto per me.
Ho trovato questa immagine e mi sembra proprio il mio caro Napoleone!
Ora andrò a coccolare Pallina, non vorrei pensasse che non le voglio più bene: sono pazza di lei......



lunedì 22 settembre 2008

PITTI: una storia di tanti anni fa.

Ero molto piccolina, di sicuro ancora non andavo a scuola, ma il ricordo è in me molto vivo del giorno in cui giunse, nella nostra casa, un piccolo passerottino: mio padre lo aveva trovato ai piedi di un ciliegio... aveva sentito un fievole pigolio e, avvicinandosi, aveva visto un nido semidistrutto con due uccellini morti e uno, miracolosamente vivo... così lo portò a casa: ricordo che mi venne vicino mostrandomi le sue mani unite in modo da tenere dentro qualcosa: quando le aprì e vidi quella piccola creatura fu per me una gioia immensa!
Le cure amorose dei miei genitori lo aiutarono a sopravvivere e a crescere: lo chiamammo Pitti....ricordo che saltellava per casa; mio padre lo aveva abituato a prendere delle briciole di pane dalla sua bocca: gli volava sulla spalla e con il capino rivolto verso le labbra del mio babbo "ghermiva" la sua "preda" e volava via ... era buffissimo.
Aveva la sua gabbietta ma spesso lo lasciavamo libero: un giorno, era settembre , trovando la finestra di cucina socchiusa riuscì a fuggire..... quanto piansi, ero disperata e immaginavo le cose più atroci per lui.

Continuavo a lasciare il suo piattino sul davanzale, nella speranza che tornasse....lo chiamavo ma non accadeva niente.
Finché una mattina la mia mamma mi svegliò dicendomi che in cucina c'era una sorpresa!
Pitti era tornato! era proprio lui, lo avrei riconosciuto tra mille e anche lui dava segno di riconoscermi ; quando mio padre tornò a casa, gli volò sulla spalla e sembrava aspettare la briciola dalla sua bocca...

E così Pitti rimase con noi per sempre, nella sua gabbietta: cinguettando felice da mattina a sera, spesso anche rispondendo ai cinguettii che venivano dall'orto sottostante.
Forse,nel suo piccolo cuore, sentiva il desiderio di un maggior spazio ma, fuori, non avrebbe potuto vivere per molto tempo: in effetti aveva bisogno di noi ! Probabilmente quella sua caduta dall'albero gli aveva causato sofferenze
che nel tempo si manifestarono nelle sue "unghie" che crescevano a dismisura e nel suo becco che si incurvava nella parte superiore : se non pensava mio padre a tagliargli le unghiette regolarmente, rimaneva intrappolato nelle stecche della gabbia e anche il becco doveva scorciarglielo spesso altrimenti, quell'incurvamento gli rendeva difficile mangiare la scagliola o altro.
Quindi invecchiò nella nostra casa, fece parte della nostra vita: per me che rimasi figlia unica fino a dieci anni, fu anche compagno di giochi .
Nella sua gabbia non fu solo: mi regalarono un canarino, Pipì, che visse con lui .
Insieme cinguettavano che era un piacere: se ripenso a quel tempo mi sembra ancora di sentire le loro melodie....
Pitti morì di vecchiaia: aveva più di 12 anni quando ci lasciò. Mio padre gli preparò una cassettina e lo seppellimmo nel giardino della nostra casa di campagna: e là lo raggiunse qualche anno dopo il suo compagno, Pipì.

Ora mi piace immaginare che insieme, ad ogni primavera, si risveglino e si uniscano ai numerosi uccellini che passano nel nostro giardino, per cinguettare e volare felici con loro.
Quando Pittì fuggì mio padre, pensando che non sarebbe più tornato,
compose una dolcissima poesia :"ADDIO PITTI"

Addio,
passerottino casalingo
che implume raccogliemmo
ai piedi d'un ciliegio
in alto maggio.
Stavi tra noi felice
volando dalla sala alla cucina,
ma al cinguettio festoso
che giù dall'orto
a te saliva
come allettante invito
"no" non potevi dire
e sei fuggito...
Dalla finestra
invano
la mia piccina ha pianto
e t'ha chiamato.
Sul davanzale ha posto il tuo piattino,
e a notte, ancor,
dal bianco suo lettino
ha rinnovato il mesto suo richiamo.
Addio, povero Pitti...
penso alla pioggia che cadrà tra breve,
allora piangerò
com'ora..... piango.
°°°°°°°
Mi è difficile leggere questa poesia senza provare un' intensa commozione: del resto rappresenta una parte della mia vita che non potrò scordare mai.