Visualizzazione post con etichetta favole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta favole. Mostra tutti i post

sabato 29 maggio 2010

LA CICALA E LA FORMICA : tempi moderni


C'era una volta una Formichina e una Cicala che erano molto amiche.....Durante tutto l'autunno la Formichina lavorò senza riposo, raccogliendo cibo per l'inverno:
non si gustò il sole, né la dolce brezza della sera , né le chiacchiere con gli amici davanti a una birretta dopo un giorno di lavoro.


Nel frattempo, la Cicala cantava con gli amici nei bar della città, non sprecando un minuto. Cantò tutto l'autunno, ballò, si godette il sole, senza preoccuparsi del maltempo che stava arrivando. Dopo alcuni giorni arrivò il freddo, e la Formichina, esausta di tanto lavorare, si mise nella sua tana, povera ma piena fino al tetto di cibo. Ma qualcuno bussò alla sua porta chiamandola per nome:


E QUI LA FAVOLA ORIGINALE SUBISCE UN MUTAMENTO,
ADEGUANDOSI AI TEMPI

quando la Formichina aprì, con grande sorpresa, vide la sua amica Cicala a bordo di una Ferrari nuova e fiammante, e indosso aveva una bellissima pelliccia.
La Cicala disse:"Ciao amica! Vado a passare l'inverno a Parigi! Potresti dare un'occhiata alla mia casetta?"
e la Formichina: "Certo! senza problemi! Ma cosa è successo? Dove hai peso i soldi per comprare la Ferrari, una pelliccia così bella e andare a Parigi?"
La Cicala:" Guarda,stavo cantando in un bar e ad un produttore è piaciuta la mia voce... ho firmato un contratto per degli show a Parigi. A proposito, ti serve niente di là?"
"Sì, disse la Formichina, se incontri La Fontaine, mandalo aff....o, da parte mia!!!."

°°°°°°°°
Giorni fa ho ricevuto una mail da un'amica, con questa favola rivisitata:
la cicala è sempre la solita furbona, anche in questa versione modernizzata... ma qui, è ADDIRITTURA premiata!!
Mi è venuto spontaneo pensare
che si adegua perfettamente a come vanno le cose in Italia da un po' di tempo a questa parte: secondo il credo di molti "Più sei furbo e approfittatore e meglio è per te! il peggio è per chi lavora e vive onestamente... ma chi se ne....?!?!"
Comunque, c'è da dire anche che lavorare troppo non fa mai bene, a parte al patrimonio dell'eventuale Padrone... bisogna trovare una via di mezzo, come in tutte le cose: lavorare sì, onestamente e con dedizione, ma cercare anche di assaporare altre cose : in fondo si vive una volta sola e se si sta tutto il tempo a lavorare e basta si rischia di perdere di vista , oltre che noi stessi, anche quelli che sono i piaceri della vita.


CERCHIAMO DUNQUE DI GODERCI UN BUON FINE SETTIMANA: RIPOSANDOCI DELLE FATICHE SETTIMANALI E ASSAPORANDO QUESTO TANTO DESIDERATO TEPORE DI PRIMAVERA.

martedì 24 novembre 2009

IL GUARDIANO DI PORCI

Voglio raccontare a me e a chi ama le fiabe come me, un'altra novella di Andersen.

****************
C'era una volta un Principe povero, con un regno molto piccolo: il suo nome però era famoso e più di una principessa lo avrebbe sposato con gioia.
Ma lui osò chiedere in sposa la figlia dell'imperatore!
Sulla tomba di suo padre c'era
un rosaio, che dava una rosa ogni cinque anni, ma straordinariamente bella e profumata: possedeva anche un usignolo che cantava meravigliose melodie. Così decise di donare alla Principessa la rosa e l'usgnolo: i doni furono inviati in belle custodie d'argento e quando essa vide i pacchi batté le mani di gioia.
Le dame di corte quando videro la rosa dissero "Com'è bella!" ma la Principessa, vedendo che non era artificiale quasi pianse di delusione.
Quando dall'altra custodia fu tratto l'usignolo , il suo canto fece meravigliare tutti i presenti e commuovere anche l'imperatore: ma poiché l'usignolo era vivo e non artificiale, la Principessa non volle neppure ricevere il Principe.
Ma il Principe non si scoraggiò.
Si travestì da contadino e si presentò all'imperatore chiedendo un impiego a corte.
Il sovrano lo incaricò di sorvegliare i maiali e gli assegnò una stanza sopra le stalle.Il nuovo porcaro fece una pentola che aveva intorno dei campanelli i quali, appena essa bolliva, suonavano una canzone:" Mio povero Agostin, ben duro è il tuo destin!"
A chi poi metteva un dito tra il fumo che ne usciva, faceva sapere quello che stava cuocendo nei fornelli della città.
" Altro che la rosa e l'usignolo del Principe! -disse la Principessa quando udì la canzoncina-chiedete al porcaro quanto costa quella pentola!". e la risposta fu" Dieci baci".
La Principessa propose al porcaro di farlo baciare dalle sue dame, ma egli rispose che solo se lo baciava lei, le avrebbe dato la pentola, altrimenti se la teneva.
Allora, la capricciosa Principessa, ordinò alle sue dame di fare cerchio intorno a loro due, così nessuno avrebbe visto mentre lei lo baciava e ottenne la pentola.
Poi il porcaro costruì un organetto che suonava bellissimi ballabili: appena la Principessa udì la musica andò in visibilio; voleva quell'organetto e questa volta il prezzo era di cento baci.... e come la volta precedente, le dame fecero cerchio e contarono i cento baci .
L'imperatore sentendo quel chiasso provenire dalle stalle volle vedere cosa succedeva: si avvicinò in punta di pedi e trovò la figlia che stava baciando il porcaro!!
Per lo sdegno scacciò entrambi dal suo regno.
Mentre la Principessa piangeva disperata sulla sua stoltezza, il porcaro si nascose dietro un albero: si ripulì e si cambiò.

Quando apparve alla Principessa era così bello che lei si inchinò.
Ma il Principe, le disse:"Non hai voluto accettare in dono da un principe onorato una rosa ed un usignolo, ma hai consentito a baciare un porcaro per una pentola ed un organetto! Vattene! Non meriti altro!- E rientrò nel suo regno chiudendo la porta sul naso della sciocca ragazza.
Ora sì che la Principessa poteva cantare:"Mio povero Agostin, ben duro è il mio destin!"

E ora, dopo la lettura serale di una fiaba, i bambini buoni fanno la nanna ....

lunedì 16 novembre 2009

UNA FIABA AL GIORNO

Scartabellando nelle mie cose del passato ho trovato dei libriccini, raccolti in un contenitore di cartone, che mio padre mi regalò tanto tempo fa: avevo imparato a leggere da poco e subito volli scoprire cosa mi avrebbero raccontato. Erano favole di Andersen, completate da immagini che mi facevano sognare: le vedevo bellissime e, tutt'oggi, devo dire mi piacciono molto.
Le ho lette e rilette non so quante volte: certo, il tempo delle favole è finito, ma perché non cercare di ritrovarlo almeno un po'?
Voglio intanto postare quella che era la mia preferita:

C'era una volta, in un paese lontano, un re vedovo che aveva undici figli e una figlia di nome Elisa.
Erano felici, finché il padre non si risposò: la matrigna, che era una strega, un giorno mandò Elisa presso dei contadini e trasformò i principi in undici cigni selvatici.
Con un grido straziante si alzarono in volo e nessuno seppe più niente di loro.
Dopo alcuni anni, Elisa fu richiamata a corte dal padre: ma la matrigna le unse il volto con un terribile unguento, le scompigliò i capelli al punto che il padre non la riconobbe e la cacciò via.

La poverina si rifugiò nella foresta: si lavò la faccia presso un ruscello e, disperata, si mise alla ricerca dei fratelli. A tutti chiedeva di loro ma, finalmente solo una vecchina le disse qualcosa di utile:"Undici principi? n0n li ho visti, ma ho visto undici splendidi cigni bianchi che volavano verso il mare...."
Seguendo il ruscello Elisa giunse al mare: là c'erano undici bellissimi cigni bianchi con una coroncina d'oro in testa; appena il sole tramontò, si trasformarono in bellissimi principi. I fratelli riconobbero Elisa e, dopo averla abbracciata, le spiegarono come di giorno fossero cigni e, solo di notte tornassero umani.
Le dissero che abitavano in una bellissima terra, oltre il mare; ogni anno, nei due giorni più lunghi dell'estate tornavano in patria e poi rientravano in quella terra; le chiesero se volesse andare con loro ed Elisa accettò.

Così gli undici fratelli, si rimisero in viaggio portando con loro la sorella: giunsero ai castelli della fata Morgana.
La notte, i castelli scomparvero ed Elisa si trovò in una grotta: si addormentò e sognò la Fata Morgana:questa le disse come fare per togliere il maleficio ai fratelli; avrebbe dovuto raccogliere foglie di ortiche nella grotta e vicino alle tombe del cimitero e con quelle avrebbe dovuto tessere delle camicie per i fratelli.
Tutto questo doveva farlo nel silenzio più assoluto, pena la loro morte.
Così, Elisa, fiduciosa, iniziò il suo lavoro: la prima sera, una camicia era già pronta.
Il giorno dopo, davanti alla sua grotta, giunse il re che era a caccia: fu estasiato dalla sua bellezza e la portò a corte con sé, e, nonostante il ministro la ritenesse pericolosa e forse anche strega, la sposò.
A Elisa importava solo che il re, con lei , avesse portato anche le ortiche e le camicie già fatte e,
di notte, silenziosa, proseguì il lavoro.
Quando finì le ortiche, pensò bene di andare a raccoglierne altre al
cimitero: il ministro la vide e vide che nel cimitero c'era un raduno di streghe. Così, creduta strega, Elisa fu rinchiusa in una cella: là, dei topini le portavao l'erba utile e un uccellino le faceva compagnia cantando vicino all'inferriata della cella.
Quando giunse il giorno della sua condanna al rogo, Elisa sul carro che la conduceva al supplizio, continuava a tessere: era l'ultima camicia ormai!
La folla, lì radunata, stava per distruggere le camicie che erano sul carro, quando uno stormo di undici cigni bianchi piombò sulla regina per difenderla. Elisa gettò su di loro le camicie e all'improvviso quei magnifici uccelli si trasformarono in undici bellissimi principi.

Solo al minore, poiché la camicia era priva di una manica, rimase un'ala al posto del braccio.
Intanto, dai ceppi pronti per il rogo, spuntarono tralci di rose profumate e tutte le campane di tutti i campanili suonarono a festa.
Elisa con il re e i fratelli tornò al castello reale e, tutti insieme, vissero a lungo felici.

°°°°°°°°°°°°°°°

Per quanto la novella sia semplice e alla portata di lettori piccoli, racchiude ugualmente la sua morale. Dice di come la costanza venga sempre premiata; di quanto sia importante l'amore fraterno che può sfidare ogni difficoltà; racconta comunque di bei sentimenti e, in fondo, fa del bene al cuore.