lunedì 16 novembre 2009

UNA FIABA AL GIORNO

Scartabellando nelle mie cose del passato ho trovato dei libriccini, raccolti in un contenitore di cartone, che mio padre mi regalò tanto tempo fa: avevo imparato a leggere da poco e subito volli scoprire cosa mi avrebbero raccontato. Erano favole di Andersen, completate da immagini che mi facevano sognare: le vedevo bellissime e, tutt'oggi, devo dire mi piacciono molto.
Le ho lette e rilette non so quante volte: certo, il tempo delle favole è finito, ma perché non cercare di ritrovarlo almeno un po'?
Voglio intanto postare quella che era la mia preferita:

C'era una volta, in un paese lontano, un re vedovo che aveva undici figli e una figlia di nome Elisa.
Erano felici, finché il padre non si risposò: la matrigna, che era una strega, un giorno mandò Elisa presso dei contadini e trasformò i principi in undici cigni selvatici.
Con un grido straziante si alzarono in volo e nessuno seppe più niente di loro.
Dopo alcuni anni, Elisa fu richiamata a corte dal padre: ma la matrigna le unse il volto con un terribile unguento, le scompigliò i capelli al punto che il padre non la riconobbe e la cacciò via.

La poverina si rifugiò nella foresta: si lavò la faccia presso un ruscello e, disperata, si mise alla ricerca dei fratelli. A tutti chiedeva di loro ma, finalmente solo una vecchina le disse qualcosa di utile:"Undici principi? n0n li ho visti, ma ho visto undici splendidi cigni bianchi che volavano verso il mare...."
Seguendo il ruscello Elisa giunse al mare: là c'erano undici bellissimi cigni bianchi con una coroncina d'oro in testa; appena il sole tramontò, si trasformarono in bellissimi principi. I fratelli riconobbero Elisa e, dopo averla abbracciata, le spiegarono come di giorno fossero cigni e, solo di notte tornassero umani.
Le dissero che abitavano in una bellissima terra, oltre il mare; ogni anno, nei due giorni più lunghi dell'estate tornavano in patria e poi rientravano in quella terra; le chiesero se volesse andare con loro ed Elisa accettò.

Così gli undici fratelli, si rimisero in viaggio portando con loro la sorella: giunsero ai castelli della fata Morgana.
La notte, i castelli scomparvero ed Elisa si trovò in una grotta: si addormentò e sognò la Fata Morgana:questa le disse come fare per togliere il maleficio ai fratelli; avrebbe dovuto raccogliere foglie di ortiche nella grotta e vicino alle tombe del cimitero e con quelle avrebbe dovuto tessere delle camicie per i fratelli.
Tutto questo doveva farlo nel silenzio più assoluto, pena la loro morte.
Così, Elisa, fiduciosa, iniziò il suo lavoro: la prima sera, una camicia era già pronta.
Il giorno dopo, davanti alla sua grotta, giunse il re che era a caccia: fu estasiato dalla sua bellezza e la portò a corte con sé, e, nonostante il ministro la ritenesse pericolosa e forse anche strega, la sposò.
A Elisa importava solo che il re, con lei , avesse portato anche le ortiche e le camicie già fatte e,
di notte, silenziosa, proseguì il lavoro.
Quando finì le ortiche, pensò bene di andare a raccoglierne altre al
cimitero: il ministro la vide e vide che nel cimitero c'era un raduno di streghe. Così, creduta strega, Elisa fu rinchiusa in una cella: là, dei topini le portavao l'erba utile e un uccellino le faceva compagnia cantando vicino all'inferriata della cella.
Quando giunse il giorno della sua condanna al rogo, Elisa sul carro che la conduceva al supplizio, continuava a tessere: era l'ultima camicia ormai!
La folla, lì radunata, stava per distruggere le camicie che erano sul carro, quando uno stormo di undici cigni bianchi piombò sulla regina per difenderla. Elisa gettò su di loro le camicie e all'improvviso quei magnifici uccelli si trasformarono in undici bellissimi principi.

Solo al minore, poiché la camicia era priva di una manica, rimase un'ala al posto del braccio.
Intanto, dai ceppi pronti per il rogo, spuntarono tralci di rose profumate e tutte le campane di tutti i campanili suonarono a festa.
Elisa con il re e i fratelli tornò al castello reale e, tutti insieme, vissero a lungo felici.

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Per quanto la novella sia semplice e alla portata di lettori piccoli, racchiude ugualmente la sua morale. Dice di come la costanza venga sempre premiata; di quanto sia importante l'amore fraterno che può sfidare ogni difficoltà; racconta comunque di bei sentimenti e, in fondo, fa del bene al cuore.

8 commenti:

  1. Mi ha fatto molto bene al cuore, infatti!

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  2. Ciao Paola, mi ha fatto piacere rileggere questa bellissima favola. Andersen era il mio autore preferito.
    Anch'io sono un po' caparbia come Elisa: se decido di fare una cosa la devo per forza portare a termine. Quando sono stata in Danimarca, lo sai che mi sono recata ad Odense proprio per conoscere il paese di questo favolista famoso ed ho visitato la sua casa natale? Abitava nel borgo antico e la sua abitazione sembrava anch'essa uscita da una favola. C'è anche un monumento dedicato a lui ed il giorno della mia visita (periodo pre-natalizio) per strada ci si imbatteva ogni tanto in alcuni personaggi delle sue favole. Io ho incontrato "La piccola fiammiferaia" ed "Il soldatino di piombo". Che emozione!
    Nonostante l'età, le favole mi piacciono sempre....
    Un bacione

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  3. Paola leggi questo mio post.

    http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=6463565036209778514&postID=6872753419705421476


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  4. Ciao Carissima Bellissima Paola,
    Necessarie Giovani emozioni conservate nel cuore, mature meditate contemplazioni da riesumare dal cuore.

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  5. Ciao cara Paola,è bello ogni tanto
    leggere
    qualche bella favola,come questa
    con la sua morale,grazie per averla publicata.un caro saluto
    e una buona serata.nonna gianna..

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  6. ***Stella, ne sono felice!il mio intento, almeno con te è andato a buon fine.Leggere il post che mi hai segnalato, è stato un piacere.

    ***Erika,penso che anch'io, se avessi l'opportunità di andare in Danimarca, non mi lascerei sfuggire l'occasione di vedere almeno dove è vissuto Andersen; doveva essere una persona molto molto speciale, con il cuore di bambino colmo di amore: pensa che bello poterlo conoscere...adoro le fiabe, e penso che sarà un amore eterno il mio.
    L'età non c'entra!
    Un bacio

    ***Raffaele, spero di non perdere mai la necessità di certe emozioni,"giovani" come dici tu!se le perdessi potrei dire che sarei del tutto morta dentro!Cari saluti a te e alla tua dolce metà.

    ***Nonna di Sara, sono lieta di averti fatto piacere: ne posterò altre, anche se forse non tutti sono smaniosi di leggere fiabe...
    io, me le racconto ugualmente e sarò felice se anche solo pochi di voi le leggeranno.
    Un bacione.

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  8. Cara Paola .. bellissima questo racconto , ci fa capire cosa sono i veri sentimenti che però se non sono accompagnati dalla convinzione profonda del proprio valore come esseri umani e della propria missione nell'essere nati con un cuore.
    I sentimenti sono il motivo che ci spinge a sopravvivere e a lottare. l'amore, l'orgoglio, la felicità, il desiderio, la speranza, il dolore, ...sono i motori .... . La vita è il mezzo.

    Ognuno è liberissimo di vivere e intendere la vita come meglio crede.
    Io personalmente sono una persona razionale senza dubbio, ma soprattutto emozionale e intuitiva.
    Sono sempre vissuta di emozioni, anche tremende, credimi.
    Ma una vita totalmente priva di emozioni e votata solo al freddo calcolo non è propriamente vita.sarebbe un mondo animale, perchè senza sentimenti prevale l'istinto, non la ragione....
    Sono sempre belli i tuoi post ..
    BUONA NOTTE PAOLA
    UN BACIO
    LINA

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